Difendiamo la ricerca, difendiamo la collaborazione tra pubblico e privato

Il tema del partenariato pubblico-privato nel settore della ricerca è tornato di attualità con la sentenza del Tar della Lombardia dello scorso 8 giugno con la quale è stato annullato l’accordo di validazione scientifica di test sierologici anti Covid-19, sottoscritto dal Policlinico San Matteo di Pavia e DiaSorin. Gli effetti di questa decisione potrebbero essere dirompenti per il futuro della ricerca made in Italy nelle sue più diverse articolazioni, ostacolando la necessaria interazione fra il pubblico ed il privato attraverso processi trasparenti e rapidi, così come già avviene negli altri paesi europei. Rendere l’Italia un paese competitivo e all’avanguardia nel settore della ricerca a livello internazionale necessita di un impianto normativo moderno che incoraggi la collaborazione tra pubblico e privato e che, al tempo stesso, consenta alle proprie eccellenze di poter lavorare insieme in modo snello e sempre secondo logiche di trasparenza, così fornendo gli strumenti necessari al continuo sviluppo di prodotti innovativi. Su questo tema, che interessa da vicino le future generazioni di imprenditori e ricercatori, un gruppo di esponenti del mondo della scienza, dell’informazione e dell’imprenditoria prende posizione con questo Appello che il Corriere della Sera pubblica in esclusiva.

La pandemia Covid-19 sta portando, ancora una volta, evidenza su quanto la collaborazione tra mondo pubblico e privato nel campo della ricerca sia e debba essere strategica per il futuro del nostro paese. In Italia il livello di investimenti in ricerca e sviluppo, oggi, è di poco superiore all’1% del PIL, la metà della media dell’UE, nonostante la competitività e l’eccellenza dei ricercatori italiani sia da sempre riconosciuta nel mondo: un livello troppo modesto che rischia di essere ulteriormente indebolito dalla difficoltà, e spesso dall’impossibilità, di sviluppare alleanze tra accademia, centri di ricerca, ospedali (ad esempio gli IRCCS) di ricerca pubblici e privati e imprese.
Per questo noi firmatari riteniamo necessario e doveroso reclamare un futuro alla ricerca in Italia. Il nostro paese, pur nell’emergenza acuta, ha saputo valorizzare e mobilitare conoscenze, competenze e risorse insperate. Questo risultato è stato possibile anche grazie al dialogo tra ricercatori e clinici attivi sia nei centri di ricerca pubblici e privati sia nelle imprese. Mondi di natura diversa, ma, in realtà, sinergici tra di loro, nel comune impegno di identificare soluzioni cliniche, diagnostiche, tecnologiche e farmacologiche essenziali per garantire il diritto alla salute e rispondere ai bisogni della società attuali e futuri. La realizzazione di progetti innovativi ed ambiziosi in Italia necessita di una cultura tesa a rafforzare le sinergie esistenti tra il mondo pubblico e quello privato, rispettandone le peculiarità e coltivandone le complementarietà attraverso un sistema governato da princìpi chiari e regole e procedure snelle. Terapie innovative, farmaci molecolari, vaccini, test diagnostici, per citarne alcuni, sono esempi di quanto l’interazione tra questi due mondi abbia saputo generare e potrà continuare a generare nel mondo e anche nel nostro paese.

Tutto questo rischia di non essere più possibile se pubblico e privato non saranno in condizione di lavorare insieme su progetti strategici, innovativi e sperimentali. Non permettiamo che l’essenziale attività di sperimentazione clinica venga ostacolata, ma, anzi, difendiamo il partenariato tra pubblico e privato, rafforziamone le esistenti alleanze, sviluppiamone le potenzialità e promuoviamo nuove attività comuni di ricerca. Se sapremo agire in questa direzione, riusciremo a costruire un Paese più solido, competitivo, capace non solo di preservare l’eccellenza della nostra ricerca, ma anche di attrarre investimenti.

La ricerca è un valore prezioso le cui ricadute sono talmente capillari da avere un impatto consistente sulla maggior parte delle nostre attività quotidiane, una su tutte l’area della salute. Questa la ricetta che proponiamo, quindi, per l’interazione tra pubblico e privato:

1) Mantenere un sistema efficiente e funzionale ad uno scenario in rapido mutamento, attraverso l’adozione di nuove norme che promuovano la ricerca ed il trasferimento tecnologico e allineate alle migliori prassi internazionali;
2) Fornire poche regole chiare per tutti a tutela dell’alta qualità della ricerca, favorendo una revisione capillare e competente dei progetti quale strumento precipuo di analisi di qualità;
3) Promuovere l’autonomia degli enti di ricerca, affinché le eccellenze nel pubblico e nel privato del Paese possano scegliere di lavorare insieme, soprattutto su sfide innovative, sulla base della migliore opportunità scientifica. Difendiamo la ricerca in Italia, difendiamo la collaborazione tra pubblico e privato.

Giovanni Caprara
, Presidente Ugis – Unione Giornalisti Italiani Scientifici
Alessandro Cecchi Paone, Divulgatore scientifico e docente Scienza della Comunicazione Università degli Studi Suor Orsola Benincasa Napoli
Alberto Chiesi, Presidente di Chiesi Farmaceutici
Gilberto Corbellini, Professore della Sapienza Università di Roma
Gianfilippo Cuneo, Presidente Cuneo e Associati Spa
Alessandro De Nicola, Presidente Adam Smith Society
Francesco De Santis, Presidente di Italfarmaco Holding
Sergio Dompé, Presidente Gruppo Dompé
Marco Gay, Amministratore Delegato Digital Magics
Francesca Pasinelli, Direttore Generale Fondazione Telethon
Francesco Profumo, Professore del Politecnico di Torino
Massimo Scaccabarozzi, Presidente Farmindustria
Paolo Veronesi, Direttore Senologia Istituto Europeo di Oncologia, Presidente Fondazione Umberto Veronesi, Professore di Chirurgia Università di Milano
Marco Vitale, Economista d’Impresa
Elena Zambon, Presidente di Zambon Spa

Fonte: Corriere della Sera – di Redazione Economia 12 luglio 2020